Informativa
Questo sito utilizza cookie per inviarti pubblicità e servizi in linea con le tue preferenze. Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina o cliccando qualunque suo elemento acconsenti all’uso dei cookie. Se vuoi saperne di più o negare il consenso a tutti o ad alcuni cookie clicca sul pulsante "Più informazioni"

Le mie collaborazioni

 

 

 

I viaggi di Aladino

racconti dei miei fantastici viaggi

-------------

Contattami su:

skype2

 mail

 Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Sei qui: HomeVisualizza articoli per tag: viaggio

VIAGGIO IN INDIA – ATTO III – DAL GANGE AL BENGALA

Nessun imprevisto da ringraziare questa volta, di nessun genere: viaggio profondamente desiderato e scelto con cura in ogni tappa.
Inizia con una giornata a Mumbay, ospite dell’amico incontrato anni fa nel primo viaggio. Sembrano passati secoli: l’aeroporto ora è degno di una grande città moderna e parecchie delle sacche di degrado sono fortunatamente sparite. Sognavo di visitare Bollywood: il cinema e le sue magie mi affascinano in ogni loro forma. Ma Bollywood non è Hollywood e nonostante gli sforzi del mio amico i visitatori non sono graditi, ci è concesso solo un  giro furtivo  sulla collina ricoperta di vera jungla dove sorgono gli studios.

Da Mumbay a Jaipur, un veloce déjà vu in favore dell’amica che viaggia con me ed è alla sua prima esperienza indiana. Questa volta il Palazzo dei Venti non ha impalcature e rifulge nel sole, ma Jaipur non mi entra nel cuore.  Un’immagine mi resta, calda: un’aula scolastica annessa ad un tempio dove, seduti per terra con l’aria felice, decine di bambini ci sorridono festosi.
Segue un lungo viaggio verso Rathanbore e l’hotel Nahargah. L’hotel è stupendo, uno dei palazzi del Marajà ristrutturato, romantico, grandioso, i suoi pinnacoli color panna spiccano sul verde dei prati e della jungla che solo attorno al palazzo si dirada come a volergli fare spazio. Lo scopo della tappa è il breve safari nel Parco Naturale, molto emozionante. Questa è la “cosa” vera, non è un sogno né l’illustrazione di un libro, siamo nella jungla autentica, dove vivono le tigri. Non le vediamo, ma siamo a casa loro, loro sono qui, infrattate da qualche parte, aspettando che ce ne andiamo per rispuntare fuori e le sentiamo, un fremito passa tra di noi quando ci fermiamo accanto alla polla a cui di solito si abbreverano. I motori sono spenti e restiamo sospesi in un silenzio irreale, appena rotto dai versi degli uccelli che fanno vibrare l’aria, mentre la vegetazione crea dei riflessi fantastici e fiabeschi nei canali. E se le tigri non ci sono, ci sono però cervi, varie specie di antilopi, scimmie, pavoni, tanti coloratissimi uccelli.
Ma la malia finisce e il  giorno seguente il lungo viaggio verso Agra riempie quasi tutto il tempo. Si attraversano dapprima una miriade di villaggi e villaggetti pulsanti di vita nonostante l’evidente povertà. Pare non esserci una vera distinzione tra uomini e animali, tutti sembrano vivere in un’armonia quasi simbiotica, donne, bambini, cani, maiali, scimmie, muovendosi in una danza dai ritmi ancestrali.

Un tratto del viaggio  è in autostrada,  di tipo un po’ particolare, dove pare sia normale andare contromano almeno per brevi tratti ed i veicoli che la percorrono sono auto, vecchissimi camion, carretti tirati da dromedari, scimmie, vacche, bufali, cani, maiali, motorisciò….
Questa lunga cavalcata, divertente e avventurosa, ci porta, quando è vicino il tramonto, al Taj Mahal. Seconda volta per me, quella precedente era stata una lieve delusione ma oggi mi fa venire le lacrime. I venditori-zanzara sono scomparsi e lui compare puro ed evanescente come un sogno nell’aria leggermente brumosa del tardo pomeriggio, cambia colore ad ogni minimo variare della luce e come i sogni pare scomparire quando l’aria della sera si fa più densa.

Da questo tramonto magico e perfetto passiamo all’alba del giorno dopo, in cui corriamo a prendere un treno, molto decoroso, che ci porta a Jannsi, punto di partenza per visitare Orcha, antichissima città che sorge nella jungla e ha il fascino di una favola illustrata. E' un misto di stile moghul e indù, con qualche rimaneggiamento inglese, poco conosciuta e poco affollata di turisti e per questo ancora più magica. In origine i suoi palazzi erano quasi ricoperti di maioliche azzurre di cui oggi è rimasta solo qualche traccia, ma ci regala comunque una fantasmagoria di guglie, cupole ed archi da mozzare il fiato. Su di una cupola ha nidificato un avvoltoio, una vera rarità, pare ne nasca uno solo ogni 4 anni.

Da Orcha una lunga striscia d’asfalto tra le palme arriva a Khajuraho. Attraversiamo villaggetti dove la gente vive ai margini delle strade, ai bordi dei boschi e dei prati e al crepuscolo si accendono i fuochi sotto ai tegami di fronte alle capanne, le donne rimestano accovacciate, i bambini giocano, gli uomini tornano dai campi ed ogni sorta di animali si aggira ovunque indisturbata.
A Khajuraho sorgono 22 templi in mezzo a ordinatissimi giardini all’inglese ricchi di fiori tropicali ed alberi di tek, formando un insieme molto elegante. Le costruzioni sono straordinarie, cesellate di sculture di finezza, fantasia e realismo strabilianti. Sono considerate sculture erotiche e, se è vero che vi sono rappresentate le posizione del Kamasutra, è altrettanto vero che vi è raffigurata tanta vita dell’India, la sua ricchissima mitologia, la sua realtà quotidiana, le arti ed i mestieri con un realismo ed una delicatezza che lasciano stupefatti.

Ma questa giornata mi riserva emozioni ben più forti: dal piccolissimo, sgangherato, pittoresco ed inverosimilmente caotico aeroporto di Khajuraho, giungiamo a Varanasi. La vera meta del mio viaggio, di ogni viaggio in India, aspettata e sognata forse da sempre. L’attesa di incontrarla già mi dà vibrazioni.
L’incontro comincia attorno alle 17, all’inizio del cammino verso i ghat, le grandi scalinate che portano al sacro Gange. Ogni sera alle 19 vi si svolge la cerimonia di purificazione del ganga aarti.  Dal terrazzo a mezza altezza su cui ci sistemiamo vediamo la folla assieparsi sugli scalini del ghat, sul terrapieno, sulle barche intorno. Ormai l’oscurità è scesa ed i sacerdoti celebrano il rito sulle rive del fiume sacro. Solo i lumini ed i fuochi cerimoniali illuminano l’antichissima scena, mentre gli officianti ripetono il rito millenario fatto di colori, suoni, voci, profumi, sogno, raggi di luce che scavano l’anima.
Il mattino seguente siamo sedute  su una piccola romantica barca di legno per cogliere i primi soffusi bagliori dell’alba sul fiume. Una leggera nebbiolina offusca un po’ i colori e aumenta la suggestione conferendo un’aura di sogno ad una incredibile realtà. I palazzi colorati, ornati di guglie e sculture sfilano lentamente ed il passare delle ore fa man mano rifulgere i colori.
Intanto una folla sgargiante, variopinta e pacifica compie gesti che esprimono insieme rito e quotidianità. Tra loro tranquillamente passeggiano, quasi in simbiosi, vari animali, vacche e tori, capre e capretti, cani e cagnolini e ovunque troneggiano enormi quantità di fiori, soprattutto tageti di solare arancione.
Dolcemente la barca procede lungo il fiume, le rive si fanno meno colorate, i palazzi sgargianti cedono il posto alle pire di legno di sandalo. Stiamo arrivando al crematorio e all’improviso vedo passarmi accanto un cadavere:  galleggia avvolto nella stoffa dorata, i piedi eretti, cerei e nudi; è un "puro", cioè un santone, o un bambino oppure una donna incinta, che non ha bisogno del fuoco per essere purificato. Lo guardo con serenità, quasi con allegria. Io da sempre sono orrefatta dall’idea della morte, la considero oscena, spaventosa, non sono mai riuscita ad accettare che sia inscindibile dalla vita. Eppure sul Gange, per la prima volta la morte non mi fa paura, mi sembra quasi di afferrarne la profonda essenza naturale, sfrondata di gran parte della sua drammaticità, inserita come mi appare in un ciclo eterno, che qui diventa talmente normale e sereno da permeare persino me.
Ma ho raccontato anche troppo: Varanasi non si dovrebbe né raccontare né descrivere: bisogna viverla, bisogna sentirla.  E quando la si incontra è difficile staccarsene e resta dentro per sempre.
Ce ne stacchiamo dopo 3 giorni partendo dalla pittoresca stazione ferroviaria, rumorosa e affollatissima di centinaia e centinaia di persone coricate sulle banchine che, sospetto fortemente, risiedano qui quasi in pianta stabile.
I treni hanno le sbarre alle finestre, suscitano lugubri ricordi, ma in realtà le sbarre servono soltanto per  arginare l’invasione delle scimmiette. Anche il nostro treno, diretto a Calcutta, ha le sbarre, delle cuccette un po’ rustiche ma tutto sommato confortevoli e la notte passa tranquilla.
All’arrivo inizia la nostra esplorazione del West Bengala, che ci trasporta in un altro mondo. Regione poco conosciuta ma ricca di paesaggi tropicali stupendi, di villaggi poverissimi ove la vita ha ritmi ancestrali e usanze antichissime. Le donne maneggiano lo sterco di vacca, messo quindi ad asciugare sui tronchi delle palme per poi usarlo come combustibile. Viene lavorato il riso con un elaboratissimo procedimento di molte bolliture ed essicazioni, queste ultime direttamente sull’asfalto, obbligando le auto a complesse acrobazie.
Una delle principali attrazioni della regione, oltre alle distese di verde e di fiori,  è Bishnupur, villaggetto perso nella jungla, dove la vita pare cristallizzata. Intorno ad esso sorge una selva di templi del XVI°-XVII° secolo costruiti in terracotta e ornati di decorazioni ricchissime e raffinate. Vaghiamo da un tempio all’altro su sentieri un po’ melmosi, aggrappate ad un risciò che arranca sotto una pioggerellina lieve in mezzo a giganteschi alberi di tek, in un’atmosfera fascinosa ed onirica.

La sera alloggiamo all’Hotel Mark & Meadows, nome estremamente “british”,  immerso in uno splendido giardino tropicale,  saloni che sono stati eleganti, camere un po’ spartane, quasi un perfetto archetipo dell’India coloniale.
Da qui parte il nostro omaggio al grandissimo  Rabindranath Tagore e alla sua città, Shantiniketan e la sua università, suggestivo e poetico luogo simbolo dello scrittore.

Ultima tappa sarà Calcutta, o meglio, Kolkata, dal nome della dea Kali, qui veneratissima.
La città è una grande scoperta, solo in parte inattesa, una stupefacente alternanza di India e Inghilterra. Mi viene immediatamente da definirla una Londra con le palme. E l’impronta britannica è visibilissima, nell’architettura dei palazzi, negli immensi parchi dove pascolano cavalli e capre, nelle strade luminose e affollatissime, nelle belle fornitissime librerie, una delle più grandi si chiama non a caso Oxford Book Store.
E poi si gira l’angolo e si salta in India, nello straordinario mercato dei fiori, dove i contadini che li coltivano nelle campagne circostanti li portano a vendere in città in quantità immense, confezionati in ghirlande tanto grandi da sembrare quasi gomene. Il mercato termina sulle rive del fiume Hugly, affluente del Gange e come questo sacro e affollato di fedeli.
Poi è di nuovo Britannia con il bianchissimo Victoria Memorial riflesso nello specchio d’acqua che lo circonda e immerso nel verde su cui corrono gli scoiattoli.
Si ritorna in India tra i templi giainisti, splendenti e ricchissimi, poi nel quartiere incredibile di Kumartuli dove si fabbricano gli idoli per il festival indù. Dee Kali e demoni di ogni dimensione riempiono un dedalo di vicoli e sembrano volerci ghermire e portare nel loro mondo.
Città di infiniti contrasti, di tradizioni e contraddizioni, di  problemi ancora molto gravi di povertà, traffico, inquinamento, ma in cui al tempo stesso si agitano fermenti di vita, di cultura, di ricerca di una dimensione moderna che riesca ad unire le sue anime così diverse. Metropoli che sta finalmente cercando di seppellire l’odio verso gli antichi occupanti inglesi, riscoprendo e rivalutando quanto di buono hanno pur lasciato, sia dal punto di vista artistico che legislativo, cercando un non facile amalgama con le tradizioni autoctone. Città a cui mi dispiace molto aver dedicato solo un paio di giorni, troppo pochi davvero per provare a conoscerla.

E mi dispiace di lasciare ancora una volta l’India, paese che incatena e ti chiama di lontano, dopo esserti entrata nelle fibre più profonde.

  • Calcutta mercato fiori (1)
  • Autore: rosalba
  • Hits: 403
  • Voto: Nessun Voto 
  • Commenti: 0
  • Calcutta Tempio giainista
  • Autore: rosalba
  • Hits: 452
  • Voto: Nessun Voto 
  • Commenti: 0
  • Bishnupur tempio (1)
  • Autore: rosalba
  • Hits: 405
  • Voto: Nessun Voto 
  • Commenti: 0
  • Khajuraho3
  • Autore: rosalba
  • Hits: 360
  • Voto: Nessun Voto 
  • Commenti: 0
  • Khajuraho4
  • Autore: rosalba
  • Hits: 367
  • Voto: Nessun Voto 
  • Commenti: 0
  • Mumbay bancarella
  • Autore: rosalba
  • Hits: 406
  • Voto: Nessun Voto 
  • Commenti: 0
  • Orcha
  • Autore: rosalba
  • Hits: 380
  • Voto: Nessun Voto 
  • Commenti: 0
  • Rathanbore
  • Autore: rosalba
  • Hits: 353
  • Voto: Nessun Voto 
  • Commenti: 0
  • Taj Mahal2
  • Autore: rosalba
  • Hits: 366
  • Voto: Nessun Voto 
  • Commenti: 0
  • Shantiniketan Università Tagore
  • Autore: rosalba
  • Hits: 391
  • Voto: Nessun Voto 
  • Commenti: 0

  • Taj Mahal
  • Autore: rosalba
  • Hits: 362
  • Voto: Nessun Voto 
  • Commenti: 0
  • West Bengala
  • Autore: rosalba
  • Hits: 362
  • Voto: Nessun Voto 
  • Commenti: 0
  • Varanasi2
  • Autore: rosalba
  • Hits: 354
  • Voto: Nessun Voto 
  • Commenti: 0
  • Varanasi6
  • Autore: rosalba
  • Hits: 343
  • Voto: Nessun Voto 
  • Commenti: 0
  • Varanasi7
  • Autore: rosalba
  • Hits: 343
  • Voto: Nessun Voto 
  • Commenti: 0
  • Varanasi8
  • Autore: rosalba
  • Hits: 335
  • Voto: Nessun Voto 
  • Commenti: 0
  • Varanasi1
  • Autore: rosalba
  • Hits: 342
  • Voto: Nessun Voto 
  • Commenti: 0
  • Varanasi9
  • Autore: rosalba
  • Hits: 334
  • Voto: Nessun Voto 
  • Commenti: 0
  • Varanasi4
  • Autore: rosalba
  • Hits: 334
  • Voto: Nessun Voto 
  • Commenti: 0
  • Varanasi10
  • Autore: rosalba
  • Hits: 311
  • Voto: Nessun Voto 
  • Commenti: 0

 

VIAGGIO IN INDIA - ATTO I

Il primo approccio

Un felice imprevisto di lavoro mi portò alcuni anni fa fin dove non pensavo sarei mai arrivata: nell’India misteriosa e lontana.
Il primo viaggio in India ha per tutti un profumo particolare, un profumo che stupisce e sconcerta, affascina e innamora. L’India è un continente sconfinato che nessuno può dire di conoscere, men che meno chi vi passeggia  velocemente per qualche giorno soltanto, eppure entra dentro con una sottile malia che non se ne va mai più e porta con sé il desiderio irrefrenabile di tornarci. Sono milioni di sfumature di colori, di paesaggi e di moti dell’anima, sono pugni violenti nello stomaco, contraddizioni crudeli e dolcissimi paesaggi consolatori. Impossibile dimenticarla, quasi scontato innamorarsene, obbligatorio lasciarsi andare e viverla, buttando via analisi razionale e pregiudizio.

Le ore di volo già preludevano alla magia che avrei  trovato a terra: il cielo era stato completamente sereno dal primo istante fino all’ultimo. Ricordo la laguna di Venezia perfettamente delineata, quindi la costa dalmata, i monti della Turchia e poi dell’Iran, rossastri e spruzzati di neve e cosparsi di laghi; più in alto indovinavo il Mar Caspio mentre un momento dopo sorvolavamo Teheran. Mi tornava in mente il pastore dell’Asia Minore di Leopardi, pensavo a quali vite e quali storie si celassero dietro ad ogni lucina che man mano si accendeva, mentre l’azzurro diventava sempre più profondo e le nubi si incendiavano.
Atterrai a Mumbay, in un aeroporto abbastanza malandato e fatiscente, dove mi aspettavano un collega indiano, alcuni giorni di lavoro e una giornata intera da turista. Scoprii una città non precisamente bella ma affascinante, nonostante le terribili sacche di povertà e degrado visibili un po’ ovunque. Strano miscuglio di esotico e britannico, mi dava a momenti l’impressione di essere in una Londra di qualche decennio prima, gli autobus rossi a due piani, la circolazione a sinistra, bellissimi edifici vittoriani, locali tranquilli dove bere profumato ottimo thè. Solo il traffico e la temperatura non erano precisamente britannici.
Ricordo  una piazza dove sorgeva un tempio fatto a fette: in ogni fetta il simulacro di un dio diverso, da Allah a Gesù, da Jeovah a Siva. Io, europea imbottita di illuminismo e laicità, mi stupii profondamente e il mio collega, indiano cattolico sposato con una indù, si stupì del mio stupore e disse che era normale, così a seconda della propria fede ognuno poteva pregare il suo Dio.
Un po’ stordita dal jet leg e da un’escursione termica di oltre 30°C rispetto al Piemonte di solo 24 ore prima, girai il golfo su un battello. Imponente la vista del Gateway of India, affascinante l’isoletta Elephanta, vero angolo tropicale, pullulante di scimmiette, bancarelle colorate e famosa per le grotte in cui sono scolpite gigantesche statue di Siva risalenti al XVII secolo.

Dopo qualche giorno il lavoro mi portò, incredibilmente, in un angolo remotissimo chiamato Kanyakumari. 4 ore di volo e altrettante di automobile attraverso foreste sconfinate di palme, laghetti coperti di fiori di loto, montagne verdissime, mandrie, cani, vacche, maiali, varia umanità colorita e stracciona, saree dalle mille tinte, dolcissimi frutti tropicali, villaggi fatiscenti oltre ogni immaginazione, acquazzoni tropicali tanto rapidi quanti violenti ed improvvisi ed arrivammo nella parte più estrema del continente indiano, protesa nell’Oceano verso l’Equatore, spartiacque tra il Golfo Persico ed il Golfo del Bengala.
Alba e tramonto sulla punta più estrema e meridionale dell’emisfero boreale erano vissuti come una festa dagli abitanti del villaggio e dei villaggi vicini che accorrevano in massa per ammirare lo spettacolo. Sulla spiaggia di Capo Comorin, a pochi passi da Kanyakumari, alle 6 di mattina saliva il sole dal Golfo del Bengala e la luna tramontava nel Golfo Persico e quasi esattamente 12 ore dopo dal Bengala sorgeva la luna e nel Mar Persico si tuffava il sole.
Tutte le mattine un solerte cameriere ci buttava giù dal letto alle 5 per permetterci di correre alla spiaggia ed essere pronti per le 6 e naturalmente l’irrequieto cielo tropicale oscurava quasi sempre il sole e soltanto una volta riuscimmo a vedere lo splendido spettacolo. C’era il sole che colorava morbidamente le onde, c’erano decine e decine di piroghe che solcavano l’oceano issando le vele scure per andare a pesca, c’erano donne accoccolate sulla sabbia per vendere conchiglie, c’erano palme contro le nuvole rosa e c’erano le mie fortissime emozioni.

Di fronte a Capo Comorin visitai l’isolotto dedicato a Vivekananda: non mi pareva vero di essere arrivata fin lì, tra le musiche sacre yogi che mi inebriavano le mente, gli elefanti di marmo a guardia dell’eternità, l’orizzonte infinito di verde e di blu, così prossimo all’equatore, quell’umanità povera ma dignitosa, coloratissima e sorridente ma affamata e lacera.

Nel fine settimana riattraversammo il Paradiso Terrestre: ancora montagne ardite e verdissime, palmeti sconfinati, valli solcate da fiumi,  preziosissimi templi indù nella jungla, laghi e fiori di loto, fino a raggiungere le spiagge di Kovalem. L’Oceano Indiano mi lambiva tiepido le caviglie mentre passeggiavo su quella spiaggia incantata, al tramonto popolata di piroghe che tornavano dalla pesca. Impossibile dimenticare il sapore del rombo appena pescato e grigliato sulla legna e la dolcezza dell’ananas appena raccolto nel campo dietro al ristorantino sul mare. Credo di non aver più voluto assaggiare un ananas in Europa per anni.
Ma non fu naturalmente solo quello che dell’India mi portai dentro: fu una marea di sensazioni indescrivibili, una amicizia che perdura tuttora ed emozioni molto forti.

  • Verso l'ndia
  • Autore: rosalba
  • Hits: 398
  • Voto: Nessun Voto 
  • Commenti: 0
  • Mumbay
  • Autore: rosalba
  • Hits: 390
  • Voto: Nessun Voto 
  • Commenti: 0
  • Kanyakumari
  • Autore: rosalba
  • Hits: 409
  • Voto: Nessun Voto 
  • Commenti: 0
  • Alba a Kanyakumari
  • Autore: rosalba
  • Hits: 436
  • Voto: Nessun Voto 
  • Commenti: 0
  • Tramonto a Kanyakumari
  • Autore: rosalba
  • Hits: 416
  • Voto: Nessun Voto 
  • Commenti: 0
  • Paesaggio Kerala
  • Autore: rosalba
  • Hits: 437
  • Voto: Nessun Voto 
  • Commenti: 0
  • Vivekananda
  • Autore: rosalba
  • Hits: 431
  • Voto: Nessun Voto 
  • Commenti: 0
  • Tempio nel Kerala
  • Autore: rosalba
  • Hits: 484
  • Voto: Nessun Voto 
  • Commenti: 0
  • Tempio nel Kerala 2
  • Autore: rosalba
  • Hits: 421
  • Voto: Nessun Voto 
  • Commenti: 0
  • Kovalem2
  • Autore: rosalba
  • Hits: 366
  • Voto: Nessun Voto 
  • Commenti: 0

 

 

 

 

C'ERA UNA VOLTA L'IRAQ

IRAQ

6 luglio 1999, ore 15: Rosalba lascia Amman su una vettura 4x4 con due compagni di viaggio e un autista. Missione di lavoro, un lavoro molto diverso da quello che faccio ora e che mi doveva portare a Baghdad. Erano gli anni dell’embargo, l’unica via per arrivare a Baghdad era partire da Amman e percorrere un migliaio di chilometri attraverso il deserto, dopo aver lasciato i telefonini  in cassetta di sicurezza in Giordania. La mia adrenalina era altissima ed i cartelli stradali che indicavano “Iraqi border” me la mandavano alle stelle.
Deserto roccioso, rare dune, tende di nomadi, greggi di pecore nella luce accecante del pomeriggio orientale, migliaia di autocisterne cariche di benzina, alcune pseudo-stazioni di servizio come ultimi avamposti di civiltà e poi davvero “Iraqi border”.  Avevo violato le barriere del più proibito, segreto e misterioso paese della terra, da cui era molto difficile comunicare con il resto del mondo, il paese delle mille e una notte, dove tutto può succedere, come mi andavano ripetendo. E quasi per magia la prima immagine che vidi di Baghdad fu un giardino di palme sotto un’immensa luna  piena,  come nelle illustrazioni dei libri di favole.
Ero lì per lavorare, ma il tempo in oriente non conta, è un’entità astratta molto più relativa che in occidente. Inoltre le temperature estive possono superare anche i 55°C per cui era normale iniziare il lavoro alle 7 del mattino e smettere alle 10, ricominciare verso le 6 di sera, finire attorno alle 11 e cenare a mezzanotte, quando il dolce vento del deserto spirava a soltanto 37-38°C. Dico questo per spiegare che mi rimaneva abbastanza tempo per visitare un poco la città e i dintorni, pur essendo difficile circolare liberamente.

La prima cosa che vidi e che mi permise anche di cominciare a conoscere qualcuna tra le varie persone che divennero poi mie amiche, fu il rifugio, con il  relativo agghiacciante museo, distrutto dal bombardamento del  14 febbraio 1991 e dove morirono più di 1000 persone. Il signore che mi accompagnava mi invitò  a casa sua a conoscere la moglie ed i figli e mi mostrò la foto di una sua figlia, bellissima ragazza di 17 anni, morta in quel bombardamento.
Due ore di libertà un pomeriggio mi portarono invece tra moschee lucenti di smalto azzurro e verde, scuole coraniche, tombe reali, le 400.000 palme di Baghdad e i calderai del suq.
Le nostre cene di lavoro si svolgevano ovviamente in casa di persone abbastanza agiate ed importanti, in un ambiente colto, cosmopolita e multilingue  che era una favola nella favola. Imparai a conoscere le prelibatezze della cucina irachena più autentica e a pasteggiare a Whisky ed Arrak.
Grazie ad una di queste persone riuscii a visitare la mitica Kadamya, la moschea d’oro. Mi venne poi detto che sicuramente ero una dei rarissimi occidentali ad aver violato quelle porte segrete, vestita con un  lungo abito nero  della mia amica, resa quasi indistinguibile da lei. Mille specchi sfaccettati riflettevano gli smalti color del cielo e del mare e le cupole d’oro rifulgevano sotto il sole d’oriente. Il cortile gigantesco ed elegante era gremito di una folla immensa e primordiale che si riversava all’interno e procedeva ad onde, fino al sepolcro del santo da venerare, tra decorazioni di una bellezza stupefacente.  Quasi stordita mquasi storditaQ  i chiedevo se, nel paese dove tutto può succedere, dove nulla è ciò che sembra, in quell’atmosfera calda e carica di odori speziati e di un vocio incessante, fossi davvero io reale e presente o se qualcuno mi avesse fatto un incantesimo e lì in quel luogo ci fosse solo una proiezione di me, mentre la Rosalba in carne ed ossa era rimasta altrove.

Un pomeriggio  letteralmente scappai, presi un’auto con autista per raggiungere Babilonia. Era una giornata estremamente torrida e dopo poco più di un’ora di strada in direzione sud e dopo aver visto le foto  ed imparato molte cose di tutti gli 8 figli dell’autista, raggiunsi un altro mito.
Ero nella città di Hammurabi, ero a casa di Nabucodonosor, sempre più vicina al nocciolo, sempre più vicina alle mie radici più profonde, all’origine della nostra civiltà. Sotto un sole spaventosamente cocente mi facevo guidare  lungo le scalinate e le mura di oltre 4000 anni fa, nella stanza dove morì Alessandro Magno, nei magazzini freschissimi, i primi frigoriferi dell’umanità, in cui veniva portato il ghiaccio dalle lontane montagne del nord tramite l’Eufrate. E poi le migliaia di palme, le fondamenta della torre di Babele, l’Eufrate che scorreva lento: un altro incantesimo del mago della lampada.

Dopo 8-9 giorni la missione di lavoro terminò e ripartìi per Amman un giorno all’alba, riattraversando il deserto verso occidente, cuore e mente arricchiti di emozioni ed esperienze straordinarie, nuove, irripetibili. Un nodo in gola di nostalgia e la convinzione che non sarei mai più ritornata.

Ma mi sbagliavo: ritornai, meno di un anno dopo, questa volta per una vacanza, ospite, con un’amica italiana, di una delle famiglie conosciute durante il viaggio di lavoro.
Vivevamo in un quartiere residenziale di villette basse, stradine tranquille e giardini. La “nostra” casetta, un po’ male in arnese ma decorosa, aveva tre piani, l’ultimo terminava con un grande terrazzo da cui si spaziava sulle abitazioni ed i giardini vicini e su parte di Baghdad.  Al tramonto spesso  oziavamo lassù guardando i morbidi colori del cielo ed i profili dei minareti e delle palme orlati di rosa. Pareva di poter tranqillamente passare con un leggero balzo al tetto vicino, poi al terrazzo seguente pieno di palme e così via forse all’infinito. Alla ricerca di un amore perduto, di un tesoro nascosto o della lampada di Aladino.

Il 21 marzo in Iraq è la Festa degli Alberi, che io ribattezzai la Pasquetta Irachena, si dice che le ragazze vi incontrino l’amore ed è obbligatoria la scampagnata. Partimmo in tarda mattinata, il tempo minacciava pioggia, eravamo un paio di macchine e ci trovammo coinvolti in un ingorgo che nessuna parola può descrivere, con il cielo nero di smog e di sabbia. Miracolosamente riuscimmo tutti a disincastrarci e arrivammo sulle rive del Tigri in una casa di amici di amici situata ai bordi di un meraviglioso palmeto. La mia amica ed io vi fuggimmo alla fine del pranzo. All’ingresso c’era Alja, dolcissima custode degli alberi, che ci aprì cuore, casa e palmeto. Sotto le palme crescevano i banani, i meli erano in fiore e gli agrumi profumavano tanto da inebriare. Alja viveva con il marito e tre cani in una povera casupola sotto il fitto degli alberi, triste anche se rassegnata perché Allah non le aveva mandato figli. Ci offrì il thè nell’unica camera della sua casa, assaggiammo i suoi datteri, dolci e carnosi come ambrosia e ce ne regalò un cesto pieno.
La salutammo mentre finalmente alcuni raggi di sole radente stavano penetrando tra le palme e andavano ad illuminare il Tigri.

Visitammo alcune tra le più belle moschee di tutto il mondo islamico. A nord Samarra con lo stupendo minareto a Ziggurat, di un caldissimo intenso color ocra, sotto un cielo così blu da far male agli occhi. A poca distanza, nella città, la cupola d’oro della moschea sfavillava nel sole e tutti i colori del mondo si fondevano lì, nei minareti e nel cortile popolato di fedeli.
A sud di Baghdad trovammo invece la corona delle tre città sante: Najaf, Kerbala e Kufa, le prime due sfolgoranti di oro e di colori, la terza più semplice e spoglia. Ovunque la folla che pregava, si muoveva a onde e ci circondava, a tratti amica, a tratti un po’ inquietante.

Uno dei luoghi di Baghdad che preferivamo era la zona della Mustansyria, antichissima scuola coranica adiacente al Suq. Quando attraversavamo le sale abbandonate e salivamo sulle mura, Baghdad ci regalava struggenti tramonti sul Tigri.
Il Suq mi regalò invece botteghe di calderai e autentiche caverne di Alì Babà, piene di tesori, oggetti artistici e antichi, tappeti (ovviamente volanti!), argenti, rami…
Scovammo anche il quartiere di Karradi, la Monmartre di Baghdad, pullulante di artisti e atelier di pittori con opere spesso molto graziose.

E sopra a tutto la nostra vita quotidiana: i nostri amici, le ragazze che ci raccontavano le loro università, l’amica di famiglia che mi leggeva il futuro nei fondi di caffè,  l’adorabile perenne confusione di quella casa in cui persone andavano e venivano ad ogni ora e ad ogni ora del giorno e della notte si cenava, la dolce governante Suer, pronta a cucinare polli e capretti anche alle 2 del mattino, il mercato dove compravamo il masgouf, grande pesce del Tigri, un po’ terroso ma saporito, cotto sul fuoco in giardino, la luna piena sulle palme dal tetto della casa, in momenti in cui non mi pareva possibile avere una vita da qualche altra parte del mondo.

Partimmo anche questa volta ed io ero convinta che sarebbe stato un arrivederci, ma anche questa volta purtroppo mi sbagliavo.

NOTA
La grande moschea di Kadamya è stata presa a colpi di mortaio e i marines si sono accampati al suo interno, i minareti splendidi di Samarra sono stati completamente distrutti, Najaf e Kerbala hanno subito gravi danni, ho visto in TV il quartiere di Baghdad dove ho abitato completamente raso al suolo, Karradi è stato oggetto di pesantissimi bombardamenti. Delle persone conosciute so che chi ce l’ha fatta si è rifugiato altrove, in Tunisia o in Giordania, di qualcuno so per certo che è morto e mi chiedo ancora  oggi che fine avrà mai fatto la dolcissima Alja nel suo palmeto sul Tigri.

  • Baghdad1
  • Autore: rosalba
  • Hits: 347
  • Voto: Nessun Voto 
  • Commenti: 0
  • Baghdad2
  • Autore: rosalba
  • Hits: 352
  • Voto: Nessun Voto 
  • Commenti: 0
  • Baghdad3
  • Autore: rosalba
  • Hits: 351
  • Voto: Nessun Voto 
  • Commenti: 0
  • Baghdad4
  • Autore: rosalba
  • Hits: 347
  • Voto: Nessun Voto 
  • Commenti: 0
  • Baghdad5
  • Autore: rosalba
  • Hits: 356
  • Voto: Nessun Voto 
  • Commenti: 0
  • Baghdad6
  • Autore: rosalba
  • Hits: 364
  • Voto: Nessun Voto 
  • Commenti: 0
  • Baghdad7
  • Autore: rosalba
  • Hits: 334
  • Voto: Nessun Voto 
  • Commenti: 0
  • Baghdad8
  • Autore: rosalba
  • Hits: 346
  • Voto: Nessun Voto 
  • Commenti: 0
  • Baghdad9
  • Autore: rosalba
  • Hits: 330
  • Voto: Nessun Voto 
  • Commenti: 0
  • Baghdad10
  • Autore: rosalba
  • Hits: 322
  • Voto: Nessun Voto 
  • Commenti: 0

  • Baghdad11
  • Autore: rosalba
  • Hits: 355
  • Voto: Nessun Voto 
  • Commenti: 0
  • Baghdad casa
  • Autore: rosalba
  • Hits: 402
  • Voto: Nessun Voto 
  • Commenti: 0
  • Casa
  • Autore: rosalba
  • Hits: 382
  • Voto: Nessun Voto 
  • Commenti: 0
  • Babilonia1
  • Autore: rosalba
  • Hits: 397
  • Voto: Nessun Voto 
  • Commenti: 0
  • Babilonia2
  • Autore: rosalba
  • Hits: 375
  • Voto: Nessun Voto 
  • Commenti: 0
  • Babilonia3
  • Autore: rosalba
  • Hits: 368
  • Voto: Nessun Voto 
  • Commenti: 0
  • BabiloniaEufrate
  • Autore: rosalba
  • Hits: 361
  • Voto: Nessun Voto 
  • Commenti: 0
  • Kerbala1
  • Autore: rosalba
  • Hits: 354
  • Voto: Nessun Voto 
  • Commenti: 0
  • Kerbala2
  • Autore: rosalba
  • Hits: 354
  • Voto: Nessun Voto 
  • Commenti: 0
  • Kerbala3
  • Autore: rosalba
  • Hits: 359
  • Voto: Nessun Voto 
  • Commenti: 0

  • Kerbala4
  • Autore: rosalba
  • Hits: 375
  • Voto: Nessun Voto 
  • Commenti: 0
  • Samarra1
  • Autore: rosalba
  • Hits: 394
  • Voto: Nessun Voto 
  • Commenti: 0
  • Samarra2
  • Autore: rosalba
  • Hits: 398
  • Voto: Nessun Voto 
  • Commenti: 0
  • Samarra3
  • Autore: rosalba
  • Hits: 400
  • Voto: Nessun Voto 
  • Commenti: 0
  • Samarra4
  • Autore: rosalba
  • Hits: 407
  • Voto: Nessun Voto 
  • Commenti: 0
  • Kufa
  • Autore: rosalba
  • Hits: 391
  • Voto: Nessun Voto 
  • Commenti: 0
  • Najaf
  • Autore: rosalba
  • Hits: 386
  • Voto: Nessun Voto 
  • Commenti: 0
  • Eufrate
  • Autore: rosalba
  • Hits: 405
  • Voto: Nessun Voto 
  • Commenti: 0
  • Palmeto2
  • Autore: rosalba
  • Hits: 374
  • Voto: Nessun Voto 
  • Commenti: 0
  • Alja
  • Autore: rosalba
  • Hits: 393
  • Voto: Nessun Voto 
  • Commenti: 0

 

VIAGGIO IN MAROCCO

MAROCCO - Dolce paese di contrasti

Le cicogne volano alte nel cielo di Marrakesh e io voglio restare  qui per sempre. Voglio contare le sillabe del richiamo del muezzin, le note del canto d’amore delle cicogne, i battiti dei loro becchi quando al tramonto planano e si incontrano nei nidi, voglio contare gli occhi dei bimbi e i fiori dei gelsomini. E quando sarò arrivata a mille vorrò contare i raggi del sole al tramonto, le stelle sopra il patio, le spine dei fichi d’India. E quando sarò arrivata a mille volte mille vorrò contare i granelli di sabbia del deserto, gli aghi dei pini dell’Atlante, i raggi di luna nelle notti di velluto. E quando sarò arrivata a mille volte mille più mille volte mille vorrò salire sopra i raggi di una stella e contare gli attimi del tempo eterno sopra il cielo di Marrakesh.
Sono in un Ryad nel cuore della Kasbah, il patio è fiorito di bouganvillèe, gerani, gelsomini, limoni  e alla sera è illuminato da candele nei vasi di terracotta e le fiamme proiettano stelle di luce sulla ceramica azzurra. Dalla piscina tra i fiori del terrazzo  all’ultimo piano si vede il minareto della Koutoubia.
Ormai qui mi conoscono, già mi chiamano “Rosalbà de la Kasbah” e io mi oriento con i nidi di cicogne agli angoli delle strade. Mi sembra di essere qui da secoli.

Marrakesh è nelle sua mura merlate color ocra, nei raffinati merletti delle tombe Saadiane, della Medersa ben Youssef, della Bahia, è nella dolce piazzetta della Kasbah, animatissima all’imbrunire quando donne e bambini si affollano attorno alla fontana. E’ nell’intrico di viuzze e botteghe della Medina, nella fantasmagoria incredibile di Jemaa el Fna, è nel melograno mangiato nel mio patio tiepido bevendo il vino del Rif con i padroni di casa. Ed è anche nella piccola locanda al quarto piano di uno strettissimo edificio della Kasbah, dove trovo la dolce Loubna, universitaria  che serve ai tavoli per pagarsi gli studi. Dal terrazzo vedo la moschea, la piazzetta della Kasbah e di fronte, alla stessa altezza, un comignolo con un grande nido di cicogne, sembra di poterle toccare. Facciamo amicizia, tornerò varie volte , il cibo è squisito e genuino e Loubna mi permette di installarmi con cavalletto e macchina fotografica nel locale.
Ma Marrakesh è soprattutto nei suoi giardini, la Majorelle, freschissima e blu, la Menara con il romantico specchio d’acqua, il Palmerai, vera splendida foresta di palme, il giardino di rose accanto alla Koutoubia, le lunghissime aiuole lungo le mura….
Non me ne voglio andare, non riesco a staccarmi, avevo progettato varie gite nei dintorni ma rinuncio a tutto, nulla può essere meglio di questa magia. Riesco solo a farmi portare dai padroni di casa nella Valle dell’Ourika, verso l’Atlante. Il paesaggio è quasi surreale, verde di alberi come le nostre montagne, ma con profili dolci, la terra ocra, i villaggi di argilla rossa. E’ un luogo di villeggiatura dove trovi torrentelli e cascatelle limpide in cui dovrebbero abbeverarsi le mucche al pascolo e invece ci trovi i dromedari, nei locali ti danno il thè alla menta anziché il vin brulèe.

Ma poi parto, il mio Marocco non può finire qui.
E mi ritrovo in luoghi di una bellezza drammatica, tanto più dopo la dolcezza di Marrakesh. Con un piccolo gruppo trovato sul posto ho attraversato i paesaggi vertiginosi del Tizi n’Tichka per arrivare, passando da una gola all’altra, al villaggio di Ait ben Haddou con la sua Kasbah di fango che pare ricamata da una fata.
Dopo Ouarzazate, spettrale avamposto nel deserto, sono centinaia di chilometri tra gole incredibili nella Valle del Dadès, dove il rosso carico delle rocce contrasta con il verde scuro dei palmeti e con il verde brillantissimo delle coltivazioni.
La valle delle rose andrebbe vista a maggio, ma anche ad agosto ci stupiscono le rocce di forme e colori surreali e fantastici create dall’acqua.
La sera ceniamo  e dormiamo tra i berberi  sulle rive di un torrente e le stelle sono così luminose da farmi dimenticare di essere una creatura mortale.
E tra i berberi continuiamo percorrendo vallate di rosso violento e oasi verdissime fino a Tineghir, villaggio dai ritmi antichi e naturali, dove ci spiegano di averci offerto il thè alla menta zuccherato perché siamo i benvenuti, se fosse stato amaro sarebbe stato un invito ad andarsene, ci raccontano come un tempo da lì passassero le carovane che arrivavano fino a Timbouctou.
Proseguiamo poi nella valle del Todra, canyon rosso impressionante dove una delle tante tempeste di questa strana estate marocchina ci offusca i colori.
Sempre sotto la tempesta affrontiamo parecchi chilometri di pista verso le maestose dolcissime dune di Merzouga. Avremmo dovuto ammirare uno splendido tramonto ma riusciamo appena a vedere un quarto di palla rossa che con scarsa fortuna tenta di squarciare le nubi.
Quasi due ore ondeggiando tra le dune sul dromedario ci portano all’accampamento. Mangiamo tagine e melone attorno alla luce della lampada a gas, al suono dei tamburi. Avremmo dovuto vedere il cielo stellato sul deserto, ma vediamo i lampi sulle dune. Anche l’alba è praticamente inesistente e il viaggio di ritorno ha i colori appannati.

A Ouarzazate lascio il gruppo per prendere un pullman di linea in direzione di Tarouddant. Il viaggio dovrebbe durare 4 ore, in realtà ne dura più di 8 ed il pullman mi sbarca a mezzanotte alla Gare Routière di Tarouddant, un piazzale ai confini del mondo dove le fioche luci dei venditori ambulanti illuminano appena la folla ancora in movimento.
La città è detta la madre di Marrakesh: non è esattamente così bella, a parte la cinta medievale di mura rosse; ma è più antica e pare che da qui abbiano copiato per costruire la più famosa figlia. Entro le mura poco più di un villaggio senza turisti ma pieno di vita vera, un suq berbero ed uno arabo e stradine affollate di umanità chiassosa ma pacifica.
Da Tarouddant mi spingo ancora a sud, attraverso montagne e villaggi di un altro mondo, l’albero dell’argan che solo qui riesce a crescere, il suq, primitivo e crudele, macchiato del sangue fresco dei capretti.  Vedo in lontananza le tende dei tuareg, le donne berbere con i loro abiti vivacissimi, rocce di forme e colori violenti e poi Ingherm, che sembra alla fine del mondo. Da lì inizia la strada verso il deserto profondo, verso Tata, Zagora. Se in Italia non mi aspettasse tra pochi giorni il lavoro (a cui proprio non posso rinunciare), partirei con i soli vestiti che ho indosso. Devo accontentarmi di proseguire verso Tioute, incontrando la moschea antica di oltre 1000 anni, villaggi tutti rosa con le porte azzurre, la casa berbera dove le donne schiacciano i frutti dell’argan e cuociono il pane nel forno a legna. Trovo una Kasbah dove mangio il pollo più buono della mia vita, cotto con l’olio di argan e un palmeto immenso, misterioso e stupendo.

Mi rimane solo un autobus di linea per rientrare a Marakkesh. Un pomeriggio per salutare le mie amiche cicogne, i venditori della Kasbah che sorridono nel rivedermi, Loubna del Nid au Cicogne. Domani sarò in Italia ma la dolcezza di questo paese mi resterà dentro per sempre.

  • Marrakesh1
  • Autore: rosalba
  • Hits: 388
  • Voto: Nessun Voto 
  • Commenti: 0
  • Marrakesh2
  • Autore: rosalba
  • Hits: 386
  • Voto: Nessun Voto 
  • Commenti: 0
  • Marrakesh3
  • Autore: rosalba
  • Hits: 375
  • Voto: Nessun Voto 
  • Commenti: 0
  • Marrakesh4
  • Autore: rosalba
  • Hits: 392
  • Voto: Nessun Voto 
  • Commenti: 0
  • Marrakesh5
  • Autore: rosalba
  • Hits: 370
  • Voto: Nessun Voto 
  • Commenti: 0
  • Marrakesh6
  • Autore: rosalba
  • Hits: 390
  • Voto: Nessun Voto 
  • Commenti: 0
  • Marrakesh7
  • Autore: rosalba
  • Hits: 404
  • Voto: Nessun Voto 
  • Commenti: 0
  • Marrakesh8
  • Autore: rosalba
  • Hits: 370
  • Voto: Nessun Voto 
  • Commenti: 0
  • Marrakesh9
  • Autore: rosalba
  • Hits: 374
  • Voto: Nessun Voto 
  • Commenti: 0
  • Marrakesh10
  • Autore: rosalba
  • Hits: 385
  • Voto: Nessun Voto 
  • Commenti: 0

  • Ait ben Haddou
  • Autore: rosalba
  • Hits: 378
  • Voto: Nessun Voto 
  • Commenti: 0
  • Ourika
  • Autore: rosalba
  • Hits: 438
  • Voto: Nessun Voto 
  • Commenti: 0
  • Tarouddant
  • Autore: rosalba
  • Hits: 543
  • Voto: Nessun Voto 
  • Commenti: 0
  • Tioute
  • Autore: rosalba
  • Hits: 438
  • Voto: Nessun Voto 
  • Commenti: 0
  • Tizi n'Tichka
  • Autore: rosalba
  • Hits: 418
  • Voto: Nessun Voto 
  • Commenti: 0
  • Valle delle Rose
  • Autore: rosalba
  • Hits: 794
  • Voto: Nessun Voto 
  • Commenti: 0
  • Verso Merzouga
  • Autore: rosalba
  • Hits: 371
  • Voto: Nessun Voto 
  • Commenti: 0
  • Valle del Dadès
  • Autore: rosalba
  • Hits: 410
  • Voto: Nessun Voto 
  • Commenti: 0

 

LIBIA

E’ solo un salto dall’altra parte del Mediterraneo ma è un’avventura in un altro tempo e in un altro spazio.
Con un paio di brevi voli e due ore di autobus siamo a Germa, cittadina che fa da porta  all’Acacus.
Ospita un minuscolo dolce museo ricco di reperti delle antichissime popolazioni che abitarono queste terre millenni e millenni fa.
Lungo le sue stradine polverose si svolge un piccolo mercato, povero, semplice e genuino, che fa tenerezza: frutta, ortaggi, utensili, hennè, kajal, monili, abitucci…
Da Germa inizia l’avventura nell’Acacus, regione del Fezzan, nel cuore del grande Sahara. Viaggeremo con modernissime jeep guidate da Tuareg che non sanno che cosa farsene del GPS nell’infinita distesa di dune: loro si orientano di giorno e di notte con il sole e con le stelle, con una sicurezza che a noi sa di magico.
Alloggeremo in un campo tendato piuttosto confortevole, ma le cui pareti sono pur sempre di stoffa e la notte a gennaio da queste parti non è precisamente calda. A me serviranno due piumoni e varie felpe per riuscire a dormire ma ne sarà valsa mille volte la pena. Mangeremo di giorno a pic nic,  di sera sotto un tendone i deliziosi cibi beduini e dopo cena ci sarà l’immancabile rito del thè, tante risate e tantissima convivialità.

Le jeep scivolano dolci e audaci sul mare di sabbia tra stupefacenti  formazioni di basalto e anfratti ricchi di graffiti antichi di migliaia di anni: giraffe, elefanti, struzzi, bisonti e figure umane, molto realistici e ben disegnati, a testimonianza dell’epoca remota in cui quegli animali popolavano queste terre insieme ai nostri antenati e anzichè dune qua cresceva la savana.
Siamo circondati da un’incredibile fantasmagoria di forme e contrasti violenti di colori, ocra vivace e rosato della sabbia, nero lucente delle rocce, blu abbagliante del cielo e quasi all’improvviso ci troviamo davanti “la grande duna”, 350 metri in altezza di oro rosso: siamo ammaliati.
Dopo lunghe cavalcate attraverso  questo fantastico palcoscenico raggiungiamo il deserto puro, distesa di oro ramato sotto un tetto di cobalto profondo senza rocce, purezza e morbidezza assoluta.
Sfilano le dune di Uankaza, oceano sterminato di sabbia, mezzelune color ocra e creste che sembrano mura di castelli.
Scivolare con la jeep sui dolci pendii alternati a ripidi brevi muri e morbide curve e sentire la sabbia che sfarina sotto le ruote mi emoziona come la neve che sfarinava sotto i miei sci sulle Alpi.
Le jeep che si affaccia sulla cresta della duna e resta in bilico un attimo prima di aprirsi il passaggio fa venire il cuore in gola come una barca in cima ad un’onda che non sa bene da che parte andare e coraggiosamente si inabissa per poi risalire sull’onda successiva.
Mi rotolo felice sulla sabbia e qui, ora, mi sembra di non avere più nessuna domanda ma solo risposte. Qui mi sento tornare all’essenza delle cose, vicino al cuore vero del mondo, spoglia delle effimere sciocchezze di cui ci circondiamo solitamente. Tutto appare semplice, questa luce infinita sembra entrare fino in fondo all’anima e scacciarne tutto il buio.
E questa luce e le recenti piogge creano un proliferare di vita vivacissimo: la sabbia è fiorita di delicati petali gialli, bianchi, azzurri, viola, lilla, minuscole angurie si adagiano sul tappeto verdissimo delle loro foglie accanto a ficus ed acacie appena spuntati.
Tra queste infinite solitudini ci aggiriamo alcuni giorni per arrivare poi alla regione di Ubari con l’immensità delle sue dune e 4 dolcissimi laghi. Sono cartoline che paiono quasi troppo perfette per essere vere: ciuffi di palme e specchi azzurri circondati da morbide colline di sabbia, su cui spiccano gli abiti colorati delle donne e dei  bambini che vengono qui a cercare refrigerio.

Dopo i laghi dobbiamo lasciare definitivamente il deserto e un altro aereo ci riporta a Tripoli dove alloggeremo al lussuoso hotel Corinthia. Io rimpiango il deserto e anche il tempo  me lo fa rimpiangere: piove a dirotto due giorni. Dov’è finita tutta quella luce? 
Ad un’ora da Tripoli si trova Leptis Magna, uno dei luoghi più belli del Mediterraneo, ma il tempo rovina un po’ la festa. Sul suggestivo promontorio su cui sorge l’antica città romana soffia un vento gelido che ci spazza le ossa.  Le rovine sono grandiose e vastissime ma senza colori e senza luce perdono molto del loro fascino. Comunque lo scenario dall’alto del teatro con il Mediterraneo sullo sfondo è davvero sconvolgente nonostante la monotonia dei  colori.

Ci resta mezzo pomeriggio per Tripoli, meriterebbe di più.
E’ una città affascinante, con le case bianche a semicerchio sul Mediterraneo, le mura ocra che racchiudono la vecchia medina, intrico di stradine, moschee, suk, resti romani. Anche qui riesco a trovare la bottega giusta, quella vera, nascosta in una viuzza, dove antichi incensieri, anforette di ottone e teiere sono in attesa soltanto di una buona ripulita per ritrovare i fasti perduti nel mio salotto.

NOTA
Le straordinarie bellezze dell’Acacus per fortuna non sono state danneggiate dalla guerra ma essa le ha rese irraggiungibili e ha portato danni incalcolabili a uomini e cose in molte altre parti di questo stupendo paese.

  • Libia17
  • Autore: rosalba
  • Hits: 412
  • Voto: Nessun Voto 
  • Commenti: 0
  • Libia13
  • Autore: rosalba
  • Hits: 355
  • Voto: Nessun Voto 
  • Commenti: 0
  • Libia23
  • Autore: rosalba
  • Hits: 384
  • Voto: Nessun Voto 
  • Commenti: 0
  • Libia35
  • Autore: rosalba
  • Hits: 343
  • Voto: Nessun Voto 
  • Commenti: 0
  • Libiaa53
  • Autore: rosalba
  • Hits: 375
  • Voto: Nessun Voto 
  • Commenti: 0
  • Libia52
  • Autore: rosalba
  • Hits: 357
  • Voto: Nessun Voto 
  • Commenti: 0
  • Libia50
  • Autore: rosalba
  • Hits: 357
  • Voto: Nessun Voto 
  • Commenti: 0
  • Libia22
  • Autore: rosalba
  • Hits: 343
  • Voto: Nessun Voto 
  • Commenti: 0
  • Libia51
  • Autore: rosalba
  • Hits: 357
  • Voto: Nessun Voto 
  • Commenti: 0
  • Libia32
  • Autore: rosalba
  • Hits: 340
  • Voto: Nessun Voto 
  • Commenti: 0

 

VIAGGIO IN INDIA - ATTO II: RAJASTAN

Un altro felice imprevisto di lavoro mi riporta in India. Questa volta sarà il Rajastan, viaggio veloce ma sufficiente a farmi riinnamorare alla follia di questo paese.

Partiamo a fine maggio, quando in Italia imperversa un tempo da lupi e Roma sembra Mosca a novembre, ma il viaggio è senza intoppi ed un grande aereo semivuoto scivola dolce verso oriente.
Dopo una notte brevissima a Dehli, cominciamo un rapido tour della città: la grande Moschea, il forte, il Mausoleo del Mahatma Gandhi, fiamma eterna in un verdissimo giardino all’inglese.
Poi inizia la lunga strada verso Agra: ecco l’India, suoni, colori vivacissimi, elefanti, vacche sacre, un’umanità colorata che corre lungo i finestrini del pullman.

Il giorno seguente  è il giorno del Taj Mahal. Spero di non essere accusata di blasfemia, ma un pochino mi delude. Sarà che se ne parla tanto e ci si aspetta troppo, sarà il cielo grigio che spegne i riflessi del marmo, sarà la folla asfissiante di venditori più noiosi delle zanzare,  ma credevo mi sarei emozionata di più.  E’ bellissimo, ma non ho sentito palpiti, almeno non quelli che mi aspettavo e quelli che ho sentito un po’ più tardi al Forte di Agra, questo sì al di sopra delle aspettative. E’ uno straordinario ed imponente monumento di arenaria rossa, ricco di una varietà incredibile di decorazioni, animato da innumerevoli scimmiette e uccelli coloratissimi che ci volteggiano attorno.
Nel caldissimo pomeriggio indiano incontriamo il palazzo di Fatehpur Sikri, uno dei luoghi più affascinanti di questo viaggio, mi sembra di rileggere Il libro della Jungla. Siamo circondati da  scoiattoli, scimmiette, pappagalli, upupe, avvolti da suoni a cui le nostre orecchie non sono più abituate ed il palazzo sorge nel mezzo di una natura selvaggia, grandioso, leggiadro e diroccato quel tanto che basta a conferirgli un alone magico.

 L'indomani arriviamo a Jodhpur, la città blu, probabilmente quella che più mi ha affascinata. Il fatto che il mio colore preferito sia l’azzurro ha di sicuro influenzato il mio giudizio.
Nel pomeriggio siamo liberi  di esplorare parte della città vecchia, di respirare l’aria che gli abitanti respirano, annusare gli stessi odori, vedere gli stessi colori, contrattare sulle bancarelle le piccole cose che qui sembrano magiche, in una parola ciò che per me costituisce l’essenza vera ed irrinunciabile di ogni viaggio.

Inizia giugno e noi visitiamo lo stupendo Forte di Jodhpur, posto a nido d’aquila su una collina, gigantesco e decorato come un merletto di Burano. Mozzafiato la vista sulla città blu, macchia di cielo in mezzo al deserto.
E oggi lo affrontiamo il deserto, ben protetti nel nostro comodo pullman con aria condizionata: è un deserto  particolare, un po’ giallo e un po’ verde, sparso di capanne circolari, popolato di gazzelle, cammelli e uccelli di ogni genere: lo direi più una savana, ma il vento è quello asciutto e caldissimo che a me “ricarica le pile” e rigenera lo spirito.
Lungo la strada ci aspetta una sorpresa particolare: il Karnimata, il Tempio dei Topi, dove, in onore di un’antica leggenda Hindù, i piccoli roditori vivono a migliaia, rispettati e ben nutriti dagli abitanti della zona. Dormono tranquilli, dondolandosi pancia all’aria tra le maglie della recinzione; ne cerco uno bianco: la nostra guida assicura che sarebbe segno di grande fortuna, ma non lo trovo...

Più tardi incontriamo un’altra meraviglia: Bikaner e il suo forte, imponente e sfarzoso come le leggende indiane dei libri di quand’ero bambina; ci sono anche i letti di chiodi dei fachiri !
Questa sera dormiamo  in uno dei tanti palazzi dei Maharaja adibiti ad hotel nel mezzo del deserto del Rajastan e mi piace provare a fermare sulla carta intestata i ricordi di queste giornate straordinarie.  Sono sdraiata su una poltrona ricoperta di damasco, in una stanza arredata con mobili coloniali non particolarmente eleganti ma molto autentici e suggestivi, le pale del ventilatore girano e l’aria morbidamente calda e asciutta del deserto entra dalla finestra. Vedo le cupolette e le guglie decoratissime di arenaria rossa che spiccano sul verde brillante dei prati. Potrei assopirmi se non ci fossero le urla stridule dei pavoni che pullulano nel parco. E’ come vivere in un film.

La giornata successiva è intensa: attraversiamo un altro pezzo di deserto, dove il caldo fa quasi svenire anche me che non l’ho mai temuto, ma il Masala Chai dei polverosi locali incontrati lungo il tragitto mi aiuta. Per pranzo arriviamo a Mandawa. Veniamo accolti a rulli di tamburo nell’immenso palazzo del Maharaja, che sorge come un miracolo in mezzo al nulla. Il Maharaja in persona pranza con noi, dopo averci mostrato i ritratti dei suoi antenati, ancora una volta come in un film.
Il villaggio è costituito quasi completamente di haveli, abitazioni dell’800, affrescate in modo estremamente fantasioso. Sono parecchio rovinate, ma rivivranno: ora sono sotto il patrocinio dell’UNESCO e verranno fortunatamente restaurate.
Ma la perla di oggi arriva verso la fine del pomeriggio: all'hotel di Samode troviamo una parata di uomini in vivaci divise rosse che, giungendo le mani e chinandosi al nostro passaggio, ci salutano dicendo “namaste”, saliamo  per un imponente scalone con la passatoia rossa, circondati da frangipane inebrianti, bouganville, tuberose e tagete. Il profumo dei frangipane ci segue anche nel villaggio di Samode, vera India da romanzo, popolato di bimbi e ragazze coloratissime, ficus giganti, animali che scorrazzano per i vicoli; le case sono antiche, affrescate e una volta di certo eleganti, oggi purtroppo piuttosto in rovina.

Durante il penultimo giorno il mio curriculum si arricchisce di una cavalcatura: al Forte di Amber si arriva in groppa all’elefante. Su per la stradina tortuosa e ripida il bestione arranca, circondato da uno sciame irriducibile di venditori di qualunque cosa. Il forte è un po’ male in arnese, ma immenso e suggestivo, nonostante il non perfetto stato se ne capiscono ricchezze e bellezza.

Arriviamo infine a Jaipur, la città rosa, l’ultima che vedremo in questo viaggio. Ancora più rosa ci appare nella luce del pomeriggio quando, passato il gran caldo, usciamo a visitarla. Qui di nuovo nella città vecchia ritrovo la vita vera, la gente, i colori, le merci variopinte ed i profumi di spezie.                
Il Palazzo dei Venti, simbolo di Jaipur, è sotto restauro purtroppo e lo intravvediamo appena tra le impalcature.
Vediamo invece benissimo un grandioso tempio moderno di marmo di Carrara, dedicato alle divinità Hindù.  Su una parete esterna sono scolpiti simboli delle religioni cristiana, islamica ed ebraica. Non mi dovrei stupire: anche a Mumbay mi avevano fatto visitare un tempio fatto a spicchi, ognuno dedicato ad una delle religioni più diffuse, così ciascuno può pregare il Dio in cui crede.  Eppure riesco a meravigliarmi: in un tempo storico in cui molti fanno della religione un alibi per il proprio odio verso chiunque sia diverso, questa  convivenza mi commuove.

Resta solo il tempo per scovare un piccolo tappeto in lana di yak con tutte le sfumature di azzurro possibili ed immaginabili: raffigura un pavone e mi allevierà la nostalgia quando sarò ritornata.

  • Forte di Agra
  • Autore: rosalba
  • Hits: 479
  • Voto: Nessun Voto 
  • Commenti: 0
  • Bikaner sedia del fachiro
  • Autore: rosalba
  • Hits: 644
  • Voto: Nessun Voto 
  • Commenti: 0
  • Forte di Bikaner
  • Autore: rosalba
  • Hits: 400
  • Voto: Nessun Voto 
  • Commenti: 0
  • Forte di Jodhpur
  • Autore: rosalba
  • Hits: 480
  • Voto: Nessun Voto 
  • Commenti: 0
  • Jaipur Forte di Amber
  • Autore: rosalba
  • Hits: 484
  • Voto: Nessun Voto 
  • Commenti: 0
  • Mandawa
  • Autore: rosalba
  • Hits: 402
  • Voto: Nessun Voto 
  • Commenti: 0
  • Panorama di Johdpur
  • Autore: rosalba
  • Hits: 424
  • Voto: Nessun Voto 
  • Commenti: 0
  • Samode Palace
  • Autore: rosalba
  • Hits: 442
  • Voto: Nessun Voto 
  • Commenti: 0
  • Samode
  • Autore: rosalba
  • Hits: 380
  • Voto: Nessun Voto 
  • Commenti: 0
  • Tempio di Karnimata
  • Autore: rosalba
  • Hits: 423
  • Voto: Nessun Voto 
  • Commenti: 0

 

UN VIAGGIO IN SENEGAL

In Senegal con un viaggio di Turismo Sostenibile.

Questo sarà un viaggio diverso, lontano dai circuiti turistici tradizionali. Sarà un incontro con le popolazioni locali, conoscenza delle loro culture, condivisione della loro vita per qualche giorno, supporto anche economico a progetti che possano far crescere il loro paese, la mia prima esperienza di questo tipo di turismo in cui credo molto.
Il primo giorno, dopo aver attraversato Dakar, saliamo su di un battello bollente, affollatissimo, brulicante di colori sgargianti e di bambini chiassosi, odorante di profumi nuovi e che ci porterà all’isola di Gorè. L’isoletta è un pugno nello stomaco. Era il principale punto di raccolta degli schiavi dell’Africa centrale, il più vicino alle Americhe, da cui partivano le navi cariche di uomini incatenati. La straziante Maison des Esclaves è una Dachau in miniatura, molto più lontana da noi nel tempo e nello spazio ma non lontane sono le emozioni che mi suscita. La posizione dell’isola, in mezzo all’oceano popolato un tempo da pescecani e oggi solo da onde minacciose, ironicamente ad appena 3 km dalla terraferma, le aggiunge una nota cupa e crudele.
Il resto dell’isola vuol far dimenticare il passato tragico e attira i turisti in una spirale di fiori, colori, bancarelle e locali stuzzicanti. Pranziamo vicino al mare e mi regalo i gamberoni allo zenzero più buoni che abbia mai mangiato in vita mia.

Nel tardo pomeriggio arriviamo al Campeggio di  Popenguine:  il mio primo vero paesaggio d’Africa, i primi baobab in un accenno di savana, uccelli tropicali, la falesia sull’Atlantico. Da qui puntiamo allisola di Fadiouth, mentre per le strade impazza il Kangoorao, la cerimonia dello spirito maligno che bisogna esorcizzare e che i bianchi non devono assolutamente vedere. Sbirciamo dai finestrini del pulmino la folla coloratissima e urlante che batte sui tamburi e agita rami  verso il cielo.
L’isola è collegata alla terraferma da pontili pedonali protesi nella laguna dove galleggiano le piroghe e volteggiano uccelli colorati. All’orizzonte palme e mangrovie sotto un cielo tropicale di piombo e cobalto purissimo. L’isoletta è un mondo d’altri tempi: soltanto voci umane e animali, baobab, frangipane, mimose, tulipani del Giappone, profumati e misteriosi, capannoni dedicati al “parlamento della comunità” ahimè solo per uomini; la malia si impadronisce di noi mentre il sole comincia a tramontare.

La notte al campeggio è dominata dalle zanzare e dall’acquazzone: l'indomani  lungo il viaggio per Sokone piove violentemente e poi spiove tutto il tempo, vero genuino clima tropicale.
All’ora di pranzo siamo accolti festosamente dalle famiglie che ci ospiteranno. Il pranzo è spettacolare: ci offrono la “Tiéboudienne”, il piatto nazionale a base di riso, pesce, patate dolci, frutti di tamarindo, melanzane, ostriche e tanti altri ingredienti che non so ricordare. Come dessert mango fresco, succhi di tamarindo, baobab, zenzero e bissop e i nostri ospiti suonano e ballano per noi. Intorno c’è il villaggio di case con i tetti di paglia, animali da cortile in libertà, una quantità incredibile di bambini lucenti e bellissimi, uccelli coloratissimi e noi saliamo su carretti un po’ sgangherati trainati da cavalli e ci lasciamo portare attraverso la savana  al Bambayor, il baobab sacro. Sopra di noi nuvole nerissime squarciate da lampi di luce azzurra. L’albero sacro e gigantesco  troneggia nella radura, noi balliamo e cantiamo in cerchio per propiziare gli spiriti e la gente del villaggio ci racconta di griot, spiriti, riti sacri e medicina tradizionale e le mie emozioni sono forti. Il mio cuore è sempre stato in Asia e lì resterà, ma l’Africa ti entra dentro; l’Africa è la pancia della vita, la radice primordiale della razza umana. L’Asia rimane l’anima, il luogo dove la parte più profonda di me si sente a casa, ma qui sono le viscere, il legame imprescindibile e indispensabile alla terra, senza il quale la mia vita stessa non esisterebbe.

Ci ospitano famiglie  del villaggio in una casa con una bella aia fiorita.
La sera c'è tempo per un aperitivo sull’aia con mango, acajù,  una luminosissima falce di luna e migliaia di grilli che rompono il magico silenzio di questa  notte  ancora giovanissima. Bass, 12 anni, si siede vicino a me e cerca di insegnarmi frasi di wolof, la piccola Mariame dice “ciao” e poi si addormenta sulla brandina con il suo abituccio color  fucsia ed una gambetta penzoloni.
Il giorno seguente c’è un bel sole caldo, ideale per il nostro giro in piroga nel delta del Saloum. Ci inoltriamo per ore tra  mangrovie, lagune, isolette di conchiglie, boschi tropicali, capanne di pescatori di ostriche. Io sono incantata, soprattutto dalle mangrovie, sogno della mia infanzia, nostalgia dei racconti di Mark Twain,  desiderio irrealizzato di poter fuggire tra i loro meandri verdi e misteriosi, come Tom Sawyer, alla ricerca di una impossibile  assoluta libertà.

Il giorno dopo le famiglie ci accompagnano alla "louma", il mercato settimanale. Vengono dai villaggi dei dintorni a vendere  i loro prodotti agricoli e artigianali, erbe e spezie misteriose, maschere, animali vivi e finti, fascinose statuette intagliate nel prezioso legno d’ebano. Come non comprare un po’ di tutto?

La giornata termina con una festa al villaggio, vivacissima e coloratissima; straordinari e travolgenti i ritmi che le donne riescono a ricavare con strumenti di una semplicità disarmante:  secchielli di plastica, bacinelle di alluminio e le loro mani nude.

L'indomani raggiungiamo Mbour.
Qui l'attrattiva maggiore è il mercato: si vendono erbe, spezie, poche povere verdure, tanto pesce, molluschi, crostacei; dalla spiaggia partono le piroghe per la pesca: le più piccole stanno via 24 ore, le più grandi ospitano anche 20 persone, stipate in ogni angolo e tornano dopo due settimane di Atlantico. Sono molto vivaci e fotogeniche queste piroghe, belle per noi turisti che non sempre riusciamo a capire fino in fondo quante lacrime ci siano  nei loro legni colorati.

Stasera  nuove famiglie ci aspettano; mentre le raggiungiamo si prepara un violento acquazzone e il cielo è un incanto: strisce rosa, violetto e indaco su di un orizzonte quasi nero, solcato da migliaia e migliaia di uccelli le cui sagome diventano scure contro la luce del tramonto che suo malgrado filtra tra le nubi.
Da Mbour torniamo in piroga nella laguna della Somone, dove   il fiume incontra il mare e gioca con i colori ed i colori giocano tra di loro. Ancora tante e tante mangrovie di cui possiamo ammirare  la massa fascinosa, possiamo camminare nel limo sabbioso e caldo tra gli isolotti creati dalla bassa marea, guardare i tantissimi uccelli che popolano la laguna: egrette, aironi cinerini, garzette, cormorani, pellicani. Il sole scotta, l’aria rinfresca la pelle e inebria e la nostra avventura sta purtroppo finendo.

Ci resta solo l’ultima serata con le famiglie e una bellissima festa d'addio con tanta musica.

E adesso nient’altro che due aerei per ritornare alla nostra vita di prima, ma non sarà esattamente come prima. Ho scoperto  un mondo che prima era immerso nella nebbia: la realtà delle ONG, dei volontari del servizio civile, la spontaneità delle popolazioni viste davvero da vicino. Tutto è scivolato via giorno per giorno, ora per ora, con una naturalezza ed un’armonia che hanno reso questa esperienza serena ed indimenticabile.


  • Senegal 10
  • Autore: rosalba
  • Hits: 372
  • Voto: Nessun Voto 
  • Commenti: 0
  • Descrizione: Senegal turismo sostenibile
  • Senegal 2
  • Autore: rosalba
  • Hits: 382
  • Voto: 5.00 (1 Vota) 
  • Commenti: 0
  • Descrizione: Senegal turismo sostenibile
  • Senegal 3
  • Autore: rosalba
  • Hits: 404
  • Voto: 3.00 (1 Vota) 
  • Commenti: 0
  • Descrizione: Senegal turismo sostenibile
  • Senegal 6
  • Autore: rosalba
  • Hits: 395
  • Voto: Nessun Voto 
  • Commenti: 0
  • Descrizione: Senegal turismo sostenibile
  • Senegal 7
  • Autore: rosalba
  • Hits: 391
  • Voto: Nessun Voto 
  • Commenti: 0
  • Descrizione: Senegal turismo sostenibile
  • Senegal 8
  • Autore: rosalba
  • Hits: 406
  • Voto: Nessun Voto 
  • Commenti: 0
  • Descrizione: Senegal turismo sostenibile
  • Senegal 12
  • Autore: rosalba
  • Hits: 383
  • Voto: Nessun Voto 
  • Commenti: 0
  • Descrizione: Senegal turismo sostenibile
  • Senegal 9
  • Autore: rosalba
  • Hits: 344
  • Voto: Nessun Voto 
  • Commenti: 0
  • Descrizione: Senegal turismo sostenibile
  • Senegal 1
  • Autore: rosalba
  • Hits: 356
  • Voto: Nessun Voto 
  • Commenti: 0
  • Descrizione: Senegal turismo sostenibile
  • Senegal 11
  • Autore: rosalba
  • Hits: 353
  • Voto: Nessun Voto 
  • Commenti: 0
  • Descrizione: Senegal turismo sostenibile

TOUR UZBEKISTAN SULLA VIA DELLA SETA

preventivo1

Tanti anni fa era arrivata al mio ufficio una cartolina raffigurante una moschea con il suo minareto: pur essendo solo una fotografia emanava una luce così ammaliante che mi emozionò. Proveniva da Samarcanda e giurai che prima o poi avrei raggiunto quell'angolo remoto.

E ce l'ho fatta: una notte di agosto finalmente scendo da un aereo nell'aria tiepida e asciutta di Tashkent.
La capitale è una città ariosa, con grandi viali, grandi parchi, un enorme mercato pulito e ordinato, ricco di frutta  e ortaggi lussurreggianti e profumati e dove comincio a familiarizzare con i visi rotondi, gli occhi leggermente a mandorla e la stupefacente dolcezza di questa gente, nata da innumerevoli mescolanze e compenetrazioni.

Poco dopo arriva Samarcanda, "un nome che canta" come scrisse Terzani. Nella piazza del Registan ho pianto e non me ne vergogno. Sarà pure molto rimaneggiata, ma l'oro e l'azzurro sfolgorante delle cupole, la maestosità e l'armonia delle proporzioni mi fanno vibrare. Dal Registan lungo corsi maestosi e fioriti si arriva a Shar-i-Zindah, il monumentale viale di tombe le cui piastrelle colorate riempiono gli occhi di luce in un crescendo di bellezza, su fino alla cima della collina da cui si domina il fantastico viale.  A Samarcanda senti il grande respiro dell'Asia, il silenzio immoto delle steppe infinite rotto soltanto dal rimbombo ovattato degli zoccoli dei cavalli sull'erba. Tra gli alberi ed i fiori dei parchi filtrano raggi di luce che  vanno a riflettersi nelle fontane: guardo i colori e ascolto il continuo gorgoglio dell'acqua che rinfresca solo a sentirlo, come nelle Mille e una Notte.
E come nelle Mille e una Notte questa sera magica di un giorno magico siamo attratti dalla musica proveniente da un grande giardino. Ci affacciamo al cancello aperto: si sta festeggiando un matrimonio, la gente ci prende per mano, ci porta all'interno, ci offre cibo e bevande, balliamo e ridiamo con loro. Non sanno chi siamo nè mai lo sapranno ma ci hanno sorriso e voluti  con loro per una notte di festa.
Ma Samarcanda e l'Uzbekistan  sono anche la terra di Amir Timur, il mitico feroce Tamerlano, eroe nazionale del paese, e dei suoi discendenti. La sua tomba è qui a Samarcanda, in una cripta circondata di leggende intriganti e misteriose; qui c'è il gigantesco astrolabio costruito da Ulügbek, il nipote che preferì l'astronomia alla guerra. 

Shakhr-i-sabz, ad un paio d'ore da Samarcanda, è invece la città natale di Tamerlano. La domina una gigantesca statua del condottiero e di lontano si incunea tra i resti del palazzo in modo da formare un'illusione ottica molto suggestiva. E' venerdì, giorno di festa e sotto la statua sfilano le coppie di sposi che per tradizione benaugurale vengono qui a farsi fotografare.
C'è un'atmosfera mistica tra i resti del palazzo e della moschea, nel Mausoleo del maestro di Timur e nella tomba triste del suo figlio prediletto, morto a soli 22 anni.

Dopo aver attraversato una serie di valichi imponenti arriviamo a Bukhara, la più sacra delle città dell'Asia Centrale.
Bukhara è come una favola scritta su di una pergamena che si srotola riga dopo riga sotto i nostri occhi. Inizia dalla Lyabi-Hauz, romantica piazzetta delimitata da scuole coraniche e formata da un piccolo lago. Nella luce del tramonto le forme nere e contorte dei gelsi millenari gettano ombre misteriose sull'acqua dorata.
Prosegue in una vera caverna di Alì Babà,  colma di autentiche meraviglie: per una volta in un bazar orientale le cianfrusaglie sono soffocate dalla bellezza. La seta fresca e variopinta dei ricami delle "suzanne"  butta raggi di luce tra le ombre dei vicoli.
La pergamena si srotola ancora e percorrendo una strada soleggiata e polverosa si intravvede la sagoma di una straordinaria cupola blu che si confonde con il cielo. Ammutoliamo perchè ad ogni passo sfolgora una nuova cupola o l'arco di un portico con tutti i colori del mondo, finchè la piazza del Minareto Kalon si rivela tutta. Kalon in lingua tagika significa grande e grandi e splendidi sono piazza e minareto, tanto che nemmeno Gengis Khan ebbe il coraggio di toccarli.
Dall'alto del minareto coni di luce rosata illuminano le 288 cupolette grigie e le tante luminosissime cupole blu della moschea. All'orizzonte, oltre la città, oltre le antiche mura, si intravvede un pezzo di deserto. Nel cortile troneggia un gigantesco gelso e intorno riverberano le decorazioni ricchissime del portico.
Samarcanda era il grande respiro dell'Asia, Bukhara è luce pura dei suoi spazi infiniti.
Il secondo giorno a Bukhara è un ripercorrere a ritmo lento gli angoli più suggestivi e cercarne di nuovi.
Scopriamo le Chaikane, le case da thè con il patio ombroso, profumo di spezie e dolcetti al sesamo, assaporiamo la vivacità della Liaby-Hauz e dei suoi locali mentre la brezza della sera increspa appena il piccolo lago, compriamo al mercato pieno di luce e  odoroso di Medio Oriente, ma dove i  visi sono come bambole di porcellana e la frutta gigantesca e perfetta come fosse di cera ma saporitissima.
La cena è in una vera casa uzbeka, molto bella, piena di oggetti antichi: ci mostrano con orgoglio una collezione di dischi de "La voce del padrone" a 78 giri, ne fanno suonare qualcuno su di un vecchissimo grammofono, mentre sul  tavolo campeggia un gigantesco riso Plov, il piatto nazionale, con spezie, agnello, verdure, uvetta.

L'indomani ci tocca una lunga cavalcata attraverso il deserto prima, sterminati campi di cotone poi, villaggetti fermi nel tempo ed il mitico fiume Amur, che attraversiamo sopra un vecchio ponte.
La meta è Khiva, ai margini del deserto di Karakalpak e ai confini con il Turkmenistan.
E' una cittadina color verde smeraldo, circondata da mura di ocra rosato, ricca, quasi troppo ricca, di moschee, madrase, minareti, musei, mausolei, soffitti, porte istoriate. Questa sorta di  museo all'aria aperta inizia dalla Ichon-Qala, la porta occidentale, da cui le mura di fango si dispiegano come un'onda merlata e prosegue con una profusione di meraviglie: colonne di legno intarsiate nell'anno mille o giù di lì, il minareto simbolo di Khiva, a fasce turchesi e rosse, alto e snello come un magico faro, mausolei con le cupole smeraldo, il caravanserraglio tuttora popolato dai mercanti, la fabbrica di tappeti, i mitici "Bukhara", dove le donne  mescolano i colori sotto la protezione dell'Unesco. Fortunatamente qui i bambini non intessono tappeti, nè fanno altri lavori, i bambini in Uzbekistan d'estate giocano e nel resto dell'anno vanno a scuola.
Stasera cadono le stelle e i profili delle cupole e dei minareti si proiettano contro il cielo illuminato dalla luna piena. C'è silenzio la sera in queste stradine di terra battuta, incrociamo famiglie che dormono fuori dalle case per difendersi dal soffio caldo del deserto, si odono i nostri passi e poi le nostre risate davanti ad una bottiglia di vodka.

E' finita un'altra volta: dall'aeroporto di Urgench un vecchissimo Tupolev  con la carlinga profondamente ferita, ma  riverniciato a nuovo nei colori lucenti e vivaci dell'Uzbekistan, ci porta a Tashkent e da lì scivoliamo nella notte verso l'Italia e i miei occhi sono ancora pieni della luce purissima di Bukhara.

 

  • Sulla via della seta Bukhara dettaglio moschea
  • Autore: Rosalba Crosetto
  • Hits: 1148
  • Voto: Nessun Voto 
  • Commenti: 0
  • Descrizione: Via della seta
  • Sulla via della seta Bukhara Liaby-Hauz
  • Autore: Rosalba Crosetto
  • Hits: 462
  • Voto: Nessun Voto 
  • Commenti: 0
  • Descrizione: Via della seta
  • Sulla via della seta Bukhara Minareto Kalon
  • Autore: Rosalba Crosetto
  • Hits: 514
  • Voto: Nessun Voto 
  • Commenti: 0
  • Descrizione: Via della seta
  • Sulla via della seta Bukhara Moschea
  • Autore: Rosalba Crosetto
  • Hits: 498
  • Voto: Nessun Voto 
  • Commenti: 0
  • Descrizione: Via della seta
  • Sulla via della seta Khiva le mura
  • Autore: Rosalba Crosetto
  • Hits: 685
  • Voto: Nessun Voto 
  • Commenti: 0
  • Descrizione: Via della seta
  • Sulla via della seta Khiva minareto 1
  • Autore: Rosalba Crosetto
  • Hits: 509
  • Voto: Nessun Voto 
  • Commenti: 0
  • Descrizione: Via della seta
  • Sulla via della seta Khiva minareto 2
  • Autore: Rosalba Crosetto
  • Hits: 526
  • Voto: Nessun Voto 
  • Commenti: 0
  • Descrizione: Via della seta
  • Sulla via della seta Samarcanda Registan
  • Autore: Rosalba Crosetto
  • Hits: 959
  • Voto: Nessun Voto 
  • Commenti: 0
  • Descrizione: Via della seta
  • Sulla via della seta Samarcanda Shar-i-Zindah
  • Autore: Rosalba Crosetto
  • Hits: 421
  • Voto: Nessun Voto 
  • Commenti: 0
  • Descrizione: Via della seta
  • Uzbek Khiva minareto 3
  • Autore: Rosalba Crosetto
  • Hits: 470
  • Voto: Nessun Voto 
  • Commenti: 0
  • Descrizione: Via della seta

 

VIAGGIO IN OMAN: ORO, INCENSO E MIRRA

Lungo il mio cammino in Penisola Arabica ho incontrato l'Oman, particolarissimo paese in prezioso equilibrio tra tradizione e modernità, quanto mai vario di paesaggi e persone.
La capitale Masqat è bellissima, pulita e ordinata, la gente ha un senso civico da far invida al Nord Europa. Eppure è araba fino al midollo, inconfondibilmente araba.
La Corniche affascina: file di case basse e bianche, a semicerchio attorno al golfo dell'Oman, dalle acque azzurro e verde, una moschea con la cupola gialla e blu, alle spalle un manto di montagne rosse e aspre.
Un passaggio stretto porta al suq, dedalo di stradine traboccanti di profumi e colori, dove riempiamo le nostre gerle di ogni ben di Dio. Sulla bancarelle si trova anche la mirra, mitica resina dei Re Magi che ho visto solo nella Penisola Arabica.
Appena al di là delle montagne c'è la vera capitale, con il palazzo del Sultano e gli edifici governativi, ricchissima di giardini, alberi tropicali, cupole blu e sole implacabile.

Il giorno seguente già scappiamo, c'è tanto da scoprire.
Attorno ad Ibri ci troviamo in una regione dall'aspetto lunare, di colline rossastre, rocciose e completamente brulle. E' un paesaggio quasi inquietante e la sensazione è acuita dalle carcasse di animali sparse un po' ovunque, completamente mummificate tanto l'aria è secca. Man mano che saliamo aumenta il fascino lugubre del luogo: ci stiamo inerpicando verso tombe millenarie di popolazioni misteriose; sono accenni di tumuli simili a nuraghi, forse contemporanei ad essi. Osservando le rocce da vicino mi accorgo che sono piene di fossili: conchiglie, felci, scheletri di pesci.... Ere geologiche si sommano a remote epoche storiche, tutto in questo mistico punto.

Tornando verso la valle troviamo Salef, un villaggio disabitato, tutto costruito in adobe ocra e affacciato su di un fiume quasi in secca. Lungo le rive scorgiamo le sagome di bambini e donne avvolte nei loro lunghi caratteristici abiti. In mezzo alle palme spuntano fantasmi di torri e bastioni e il tramonto colora le nubi di un rosso così acceso da sembrare irreale.
Il giorno seguente è molto vario: passiamo dai forti imponenti di Jabrin e Bahla in puro adobe al villaggio di Al Hamra perso tra i monti, dove la gente ha paura di noi e si rifugia in casa al nostro passaggio, tanto poco è abituata agli estranei. Si affaccia su una vallata di palme, manghi e papaye ed è noto per la tecnica antica dei falaj, un ingegnoso sistema di irrigazioni, labirinto di canali e piscinette a cui si alternano bananeti, ibischi, luce, canti di uccelli e risate di bambini.
Piegando a nord ci arrampichiamo verso il Jebel Sham e il suo canyon spettacolare. Il tempo si rabbuia man mano che saliamo attraverso altipiani rossi e neri, su fino a 3200 metri, dove sorge un campo tendato. Troviamo beduini, flauti, tamburi, capre, deliziosi datteri freschi e il meraviglioso qahwa, il forte e speziato caffè arabo.

Il viaggio di ritorno a valle è emozionante: il nubifragio ha trasformato del tutto il paesaggio, creando voragini, cancellando strade e costringendo le nostre jeep ad attraversare profondi wadi completamente invasi dal fango. Ce la caviamo soltanto grazie alla perizia dei nostri autisti; eravamo già preparati a passare la notte in un vicino accampamento di beduini in attesa che il fango si ritirasse.

Dopo essere sopravvissuti all'avventura ci dirigiamo a Nizwa, l'antica capitale del sultanato, la città dell'argento.
Incuneati in una valle, la cupola e il minareto della moschea macchiano di blu e oro le pareti rosse delle montagne; il forte è un palazzo circondato dalle palme e pieno di tesori.
Nelle botteghe appena fuori io cerco i miei di tesori da portare a casa: trovo un kanjar, il tipico pugnale omanita e un delicatissimo ciondolo, entrambi in argento.
Subito dopo riprendiamo il cammino verso sud, verso Wahiba Sands, manto rosso a perdita d'occhio. Mi arrampico sulle dune, sulla sabbia rovente color del tramonto e so di aver trovato il mio elemento. Questo asciutto intenso calore, queste morbidissime dune ramate, la luce radente, il vento che disegna arabeschi mi danno vita ed energia di pensiero.
All'alba del giorno dopo facciamo colazione con latte di capra appena munto e datteri freschi insieme ai beduini. Forse potrei restare qui per sempre.  Ma la vita è fluire continuo e dunque devo ripartire.

Oggi andiamo ad incontrare Sua Maestà l'Oceano Indiano ed io mi inchino. Passeremo la notte sulle sue rive in una capanna prestataci dai pescatori. All'alba la spiaggia brulica di donne e bambini che cercano granchi nelle pozze d'acqua lasciate dalla marea;  mi incanto davanti agli spruzzi sugli scogli, alle conchiglie rosa, ai colori delicatissimi della sabbia nella luce del primo mattino. Nella stessa giornata andiamo a conoscere una figlioletta di Sua Maestà, la piccola isola quasi    deserta di Masirah. Per quasi due giorni vaghiamo senza stancarci: è un susseguirsi di lunghe spiagge bianche, milioni di conchiglie di ogni forma, colore e dimensione, lagune popolate di fenicotteri rosa e beccacce, oasi di palme e vento, tanto vento che mitiga il sole bruciante.

Torniamo sulla terraferma per essere verso mezzanotte  a Ras al Hadd: una grande spiaggia illuminata quasi a giorno da una luna immensa mentre le onde dell'oceano si arrotolano sul bagnasciuga. Poco a poco scorgiamo le masse scure dei tartarugoni (le Caretta caretta) che lentamente e faticosamente escono dalle onde quasi esseri sovrannaturali, arrancano verso la riva, scavano buche profonde nella sabbia, vi depongono migliaia di uova e altrettanto lentamente, ondeggiando,  ritornano all'oceano. Ci sentiamo degli intrusi, stiamo violando un momento intimo e sacro, ma è davvero emozionante.
Continua il nostro cammino lungo le sponde dell'Oceano tra paesaggi bellissimi, fino a Sur, cittadina dall'atmosfera molto araba; amo le sue stradine un po' polverose, le case bianche, il profumo di incenso, il vocio continuo, i negozietti di vestiti, le nere abbaye e le jellaba colorate.
A Sur costruiscono i Dhow, le caratteristiche imbarcazioni da pesca arabe e la fabbrica profuma di legno fresco d'altri tempi. Il mattino seguente poco dopo l'alba li vediamo i dhow, tornare carichi di pesce. Arrivano solcando le onde d'oro e scaricano il loro prezioso bottino sul bagnasciuga. Comincia il rito della compravendita, la pulizia dei pesci, lo spargimento del sangue sulla sabbia. E' uno spettacolo  crudo, forse un po' primitivo ma molto vero e affascinante.
Lasciata Sur ci inerpichiamo verso i grandi wadi dell'interno. Erti, faticosissimi e caldissimi ma spettacolari: rocce rosse a picco nelle gole, pozze d'acqua smeraldo, oasi rigogliose di vegetazione tropicale e uccelli colorati.
Ci sarebbero ancora tante cose da scoprire in questo grande paese ma ci è rimasto solo il tempo per un paio di giorni scarsi di riposo sul mare ad Al Sawadi.
Al Sawadi è un piccolo villaggio di pescatori situato su una lunga spiaggia di fronte ad un gruppo di isolette rocciose. Poco più in là c'è la barriera corallina, paradiso dei subacquei.
La mattina c'è alta marea e le acque verdi e tiepide dell'oceano ricoprono gran parte della spiaggia e noi giochiamo con le deboli onde.
E' affascinante vedere che mano a mano che avanzano le ore l'oceano lentamente  si ritira e lascia spazio ad un immensa spiaggia di conchiglie rosate, sempre più vasta fino a sembrare smisurata. E' l'ora di un tramonto struggente, che fa da sfondo alle barche dei pescatori in partenza per il largo, agli aironi blu, ai ragazzini che annodano le reti.

Ed è l'ora per noi di radunare i nostri bagagli, i nostri ricordi e lasciarci portare all'aeroporto.
Faremo un lungo scalo all'aeroporto di Dubai: è quanto di più kitch, finto e pacchiano si possa immaginare, uno stridente contrasto con il genuino dolcissimo paese che ho appena lasciato e che già mi manca.

 

  • Oman Al Hamra
  • Autore: rosalba
  • Hits: 514
  • Voto: Nessun Voto 
  • Commenti: 0
  • Oman I wadi dell'interno
  • Autore: rosalba
  • Hits: 438
  • Voto: Nessun Voto 
  • Commenti: 0
  • Oman I wadi
  • Autore: rosalba
  • Hits: 469
  • Voto: Nessun Voto 
  • Commenti: 0
  • Oman Jebel Sham
  • Autore: rosalba
  • Hits: 524
  • Voto: Nessun Voto 
  • Commenti: 0
  • Oman La spiaggia di Al Sawadi
  • Autore: rosalba
  • Hits: 589
  • Voto: Nessun Voto 
  • Commenti: 0
  • Oman Masirah
  • Autore: rosalba
  • Hits: 513
  • Voto: Nessun Voto 
  • Commenti: 0
  • Oman Masirah2
  • Autore: rosalba
  • Hits: 447
  • Voto: Nessun Voto 
  • Commenti: 0
  • Oman Masquat
  • Autore: rosalba
  • Hits: 670
  • Voto: Nessun Voto 
  • Commenti: 0
  • Oman Nella tenda beduina
  • Autore: rosalba
  • Hits: 861
  • Voto: Nessun Voto 
  • Commenti: 0
  • Oman Nizwa
  • Autore: rosalba
  • Hits: 420
  • Voto: Nessun Voto 
  • Commenti: 0

 

preventivo1

Utenti registrati



Cerca

Iscriviti alla nostra newsletter

Riceverai tutte le novità e le offerte sui viaggi....

Racconti di viaggio dei visitatori

  • Viaggio in Russia di Enzo B.
    SPASIBO RUSSIA  ! Dopo tanti anni d’attesa finalmente io e mia moglie Rosalba dal 19 al 27 Luglio 2013 abbiamo fatto un viaggio in Russia che comprendeva San Pietroburgo, Mosca e un tour di due giorni all’Anello d’Oro (Serghijev Possad, Suzdal e Vladimir).Ci siamo affidati tramite la nostra amica Rosalba…
  • VENTO E SOLE A FUERTEVENTURA di Marina V.
    Alloggiamo a Corralejo, nell’estrema punta settentrionale, dove la spiaggia è nera per le rocce laviche ma la sabbia bianca ed il mare verdissimo. Di fronte, spettacolari, Lanzarote e l’isolotto de los Lobos. Tanto vento, che inganna e non lascia sentire il bruciore del sole che invece ci scotta come non…
  • SOGGIORNO AL GRAN MELIA’ PALACIO DE ISORA, TENERIFE di R.P.–
    L’hotel, sitato ad Alcala, Tenerife,  è davvero all’altezza delle aspettative, il servizio eccellente e le camere, soprattutto se si trova posto nella zona “adult only”, garantiscono totale relax. Adult only è  una parte dell’hotel  non per famiglie, con piscina dedicata agli adulti e molto tranquilla. La posizione è splendida, in…
  • Il Viaggio in Messico di Carla F.
    DOPO MESSICO Al ritorno dal Messico i ricordi più profondi e vivi sono quelli che portiamo nella mente e nel cuore: non occorrono immagini ed oggetti per farli rivivere. Sono gli occhi luminosi dei bambini di San Cristobal, è la voce sommessa della bambina di Palenque che  ti invita, in…
  • NEW YORK SPETTACOLARE, BAIA HIBE UN “QUASI PARADISO” di Giancarlo L.
    A chi mi chiede “Com’ è N.Y., è bella?”  non ho altra parola con cui rispondere, se non “spettacolare”. No, non posso dire che è bella perché i miei criteri estetici in fatto di urbanistica ed etnografia rispondono ad altri parametri. Ma spettacolare sì, perche con questo termine riesco ad…

I paesi che non ci sono più

  • Introduzione
    So che la definizione non è filologicamente esatta: in realtà i paesi che troverete in questa sezione e che ho avuto il privilegio di visitare non sono stati cancellati dalla carta geografica, non hanno cambiato né nome né capitale. Ma sono stati lacerati, feriti, violentati nella loro più intima essenza,…
  • SIRIA
    SIRIA Folgorata Sulla Via di Damasco   E' circa l'1,30 del mattino e dal finestrino dell'aereo vedo le luci di Damasco bucare il deserto. L'avventura è cominciata: due donne sole in Siria con in mano null'altro che un biglietto di andata e ritorno. Per ora Damasco è solo un passaggio, noleggiamo…
  • LIBIA
    LIBIA E’ solo un salto dall’altra parte del Mediterraneo ma è un’avventura in un altro tempo e in un altro spazio. Con un paio di brevi voli e due ore di autobus siamo a Germa, cittadina che fa da porta  all’Acacus. Ospita un minuscolo dolce museo ricco di reperti delle antichissime…
  • C'ERA UNA VOLTA L'IRAQ
    C'ERA UNA VOLTA L'IRAQ IRAQ 6 luglio 1999, ore 15: Rosalba lascia Amman su una vettura 4x4 con due compagni di viaggio e un autista. Missione di lavoro, un lavoro molto diverso da quello che faccio ora e che mi doveva portare a Baghdad. Erano gli anni dell’embargo, l’unica via per arrivare a Baghdad…

Chi è on line

Abbiamo 46 visitatori e nessun utente online